Vice Sindaco Chiaramonte Gulfi

Bisogna essere innamorati della vita, per apprezzarne le meraviglie e al tempo stesso odiarla.

Questa vita che ci propone una natura diversa da come lo vorremmo, quindi bisognosa di essere cambiata, addolcita, colorata, ingrandita e ritoccata.

Così, sotto l’impeto dei propri desideri (un impeto che nell’arte diventa ispirazione) l’artista inizia a creare e quindi a donare a se stesso e agli altri, una nuova e più suggestiva visione della realtà, trasfigurando, con la scrittura, con la scultura, con la pittura, con la fotografia, con il cinema è cioè con la propria arte una concretezza e una materialità che gli altri non riescono a individuare. Questo è il regalo che ci fa Aldo Cultrera. Le sue opere – non riesco a chiamarle semplicemente fotografie, ci trasportano al di là della convenzionale concezione dei fiori, dei monti e dei tramonti o del mare o delle case o di un tetto che sontuosamente ci racconta una semplice storia.

Così tutto improvvisamente diventa relativo.

Che cosa vuol dire “relativismo” nell’arte? Che le rappresentazioni del mondo o della realtà non ne esauriscono la complessità, ma ne sono sempre visione prospettiche, individuali, soggettive, relative appunto, ma ciascuna delle quali contiene un germe di verità.
Sappiamo che ogni artista vive negli ampi spazi della cultura e della fantasia quindi ciò che l’artista ci fa vedere e relativo al modo in cui egli vede la vita, così come la conosce.
Aldo Cultrera rielabora la pittura e la fotografia, ne fa un tutt’uno e la modernizza, la rende attuale e la offre agli sguardi curiosi e famelici della gente quasi a esorcizzare la sua serenità e la sua profondità d’animo. Noi lo ringraziamo per il regalo che questa sera ha fatta alla nostra città e restiamo ammirati nel guardare questi lavori del genio umano e dell’espressione
controversa del cuore. Sono opere ispirate dall’esperienza e dall’affinata tecnica finalizzata al conoscere, in un linguaggio oserei dire poetico, di facile comprensione ma di profonda
elaborazione. Questi colori vanno assaporati, goduti perché sono una manciata di coriandoli nel grigio dell’esistenza. Sono la linfa segreta ma appariscente del gioco armonico di rapporti in cui si strutturano i movimenti leggeri dei suoi clik, gli arabeschi musicale delle sue visioni, i robusti contorni del suo essere uomo in un mondo che ha dimenticato la natura in favore di bombe conquiste economiche.

Gustiamoci questi lavori e apprestiamoci a guardarli con le giuste intensità dello sguardo. E non è nemmeno difficile raggiungere questa necessaria intensità: basta donare agli occhi i colori dell’anima!

Chiaramonte Gulfi 11/08/06 – Giovanni Catania



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