Io ringrazio il direttore per questa proposta fattami di presentare i lavori che Aldo Cultrera espone in questi giorni nella saletta attigua all’ingresso di Via Giuffrida.
Lo ringrazio adesso che ho visto i lavori esposti, ma vi garantisco che per 24 ore mi sono chiesto perché proprio io dovevo assumermi questo incarico.
Ho avuto si, in passato una tentazione artistica nel campo della pittura, ma poi mi sono pentito e quindi credo di avere diritto alle attenuanti.
Ho avuto nel 1954, ed ho tuttora, una tentazione per la fotografia e in questa caparbia perseveranza forse sta l’aggravante.
Comunque sia, parliamo di Aldo Cultrera, o meglio delle sue opere. Non conoscevo Aldo Cultrera e non lo conosco ancora.
Ho visto soltanto le sue opere, limitatamente a quelle esposte. Tanto è bastato per suscitarmi un amore a prima vista, un vero e proprio colpo di fulmine.
Fatto inusitato, soprattutto per me che, strano a dirsi, alle mostre fotografiche non ho mai creduto. Tutti sappiamo che le fotografie sono fatte con una attrezzatura ottica che normalmente prende il nome di obiettivo.
E in questo sostantivo va ricercato il tarlo delle mostre fotografiche che quasi sempre si pongono un traguardo artistico.
Il raggiungimento di questo traguardo, di fatto, è un esercizio di quasi impossibile acrobazia, come tentare di superare il record di salto con l’asta adoperando un manico di scopa. L’arte non è mai normale, è volo della fantasia, vibrazione dell’anima che solo un vero artista può percepire, raccogliere e trasmettere agli altri ma utilizzando i mezzi adeguati: siano essi la poesia, la pittura, la musica, la danza, ecc.
Il manico di scopa, nel caso nostro, è la lente della macchina fotografica che, non a caso, si chiama obiettivo e l’obiettività, tutti sappiamo, è l’atteggiamento di chi osserva o giudica senza debolezze, senza pregiudizi, senza passioni, senza interessi soggettivi.
Esattamente tutto il contrario di quello che può e deve fare un vero artista. Per secoli il compito dell’Artista era stato quello di riprodurre la Natura e la realtà che ci circonda nella maniera più perfetta possibile. Questo compito cessò di colpo con la scoperta della fotografia e non a caso, subito dopo esplose l’Impressionismo, il movimento più destabilizzante nella storia della pittura, un movimento che diede finalmente sfogo alla libera espressività degli stati d’animo più profondi.
Alla fotografia, da quel momento è rimasto il compito di documentare “obiettivamente” i fatti naturali. Queste le mie convinzioni, dalle quali scaturiva lo scetticismo con il quale mi sono accostato alle opere di Aldo Cultrera. Ma ogni mio pregiudizio è crollato miseramente già davanti al primo quadro: un magnifico girasole in formato 50×70, degno del più celebrato Van Goog. Istintivamente ho cercato la sua firma in basso. Ho detto quadro non a caso.
Perché tutto, in queste opere di Cultrera, riporta alla produzione artistica della pittura: il formato, la tavolozza, le sfumature dei colori, le luci, il taglio della composizione, il supporto, la stessa cornice. In un caso si avvertono perfino le pennellate, tipiche della tecnica ad olio. Insomma, guardando questi quadri, l’illusione di trovarsi di fronte ad un’opera pittorica è fortissima. Soltanto qualche piccolo particolare, che si può incontrare in qualche caso, rimanda al mezzo tecnico con cui è stata realizzata l’opera: sarà un palo della luce, una rete metallica o un personaggio.
Particolari certamente insignificanti di per sé, ma, ne sono certo, volutamente e maliziosamente inseriti dall’Autore, per creare un sottile e piacevole gioco di rimandi ora alla fantasia, ora alla realtà. E’ un altro esercizio di abilità eseguito… sempre con il manico della scopa! Tutto ciò dimostra quanto Aldo Cultrera sia abile nel superare i limiti del mezzo tecnico che egli adopera con grandissima maestria e quanto vibratile sia la sua anima alle sollecitazioni luminose che la Natura sa offrirgli e che Lui sa, soprattutto, cogliere con perseveranza e pazienza certosina.
Il segreto di tanto prodigio ce lo svela lo stesso Autore quando fa risalire la sua ispirazione molto, ma molto in alto: “Quando si crea qualcosa bisogna metterci tutto l’amore e la passione che si può.
Quando guardo un tramonto immagino Dio che da dietro dipinge tutti quei colori meravigliosi. Nelle mie foto cerco di mettere tutto quell’amore e tutta quella passione.” Non si accontenta di poco!!!
Catania 30/01/2005